La Valdichiana senese

La Valdichiana è un territorio dai confini sfumati ma dall’identità molto definita, praticamente unica. Visitarla consente di entrare in sintonia con i suoi valori che spaziano dalla storia, che prende vita sulla leggenda e dal mistero della civiltà etrusca, al benessere delle acque termali; dal piacere dei grandi vini alle suggestioni gastronomiche; dalle eleganti architetture agli inimitabili paesaggi naturali; il tutto permeato da un’armonia totale del vivere che è il tratto caratteristico di questo territorio.

Dieci sono i centri maggiori che formano la Valdichiana senese: Cetona, Chianciano Terme, Chiusi, Montepulciano, Pienza, San Casciano dei Bagni, Sarteano, Sinalunga, Torrita di Siena, Trequanda, collegati lungo una linea sinuosa di circa 40 chilometri che confina a nord con le Crete senesi, ad est con il Lago Trasimeno, a sud con le vallate che risalgono da Roma e dalla vicina Umbria e ad ovest con la Val d’Orcia; ogni porta d’ingresso è una rappresentazione esatta di come gli uomini abbiano rispettato il paesaggio.

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Un borgo medievale incastonato nel verde della campagna e dei boschi, alle pendici dell’omonimo Monte: Cetona è paesaggio, è storia, è vivere secondo ritmi naturali, è un anello di case che cinge la collina per culminare sulla cima del colle con l’antica Rocca (X secolo). Il centro abitato si apre al visitatore con una piazza grandissima, luminosa, che invita a esplorarne le viuzze ordinate che si addentrano nel cuore del paese. Qui oltre a palazzi storici e alla Chiesa della SS Trinità, c’è il Museo per la Preistoria del Monte Cetona, con una ricchissima esposizione di reperti che testimoniano il passato antichissimo di questi luoghi. A poca distanza da Cetona infatti, nel folto di un bosco, c’è un sistema di grotte visitabili che si sono rivelate un insediamento umano risalente a circa 40.000 anni fa. E poco sopra c’è l’Archeodromo, nel quale è stato ricostruito fedelmente un villaggio preistorico, nel quale si svolgono attività didattiche per bambini e ragazzi. A tavola si avrà modo di scoprire altri tesori non meno preziosi, come l’olio extravergine d’oliva, i salumi e il vino.

 

Chianciano Terme è… terme, ovviamente, visto che la sua notorietà in questo settore è così affermata da travalicare i confini nazionali. Una notorietà basata su secoli di esperienza, che si è maturata e si è evoluta di pari passo con la ricerca scientifica, che ha dato ancora maggior valore e rilevanza alle cure termali. Sono tante le sorgenti che qui sgorgano, e da sempre l’Acqua Santa di Chianciano è ben conosciuta per le sue proprietà benefiche e depurative. Moltissimi scavi, alcuni anche in tempi recentissimi, testimoniano come la cultura delle acque salutari fosse già praticata in questo territorio dagli etruschi e dai romani. La declinazione più moderna di questa cultura oggi si ha nelle Terme Sensoriali, basate sui criteri della naturopatia, e nelle innovative Piscine Theia, che sono alimentate da una sorgente già ben conosciuta e utilizzata dagli etruschi. Il Centro Storico di Chianciano si offre ordinato e accogliente, con piccole botteghe artigiane e punti di degustazione delle migliori tipicità locali. Poco fuori delle mura, il Museo Civico Archeologico sarà una piacevole sorpresa: non a caso, è ormai considerato come punto di riferimento da studiosi e appassionati di tutto il mondo.

È una città le cui origini etrusche sono ancora così evidenti da essere considerata un punto chiave per lo studio della storia d’Italia. Qui visse Re Porsenna e si susseguirono la civiltà romana e quella longobarda. Nel contempo a Chiusi sono vive e presenti testimonianze paleocristiane, come le uniche catacombe tutt’oggi visitabili. Migliaia di reperti a testimoniare la ricchezza delle varie epoche sono ancora visibili nel Museo Archeologico Nazionale Etrusco, uno dei più importanti a livello internazionale che offre la possibilità di visitare le Tombe Etrusche. Per chi vuole cimentarsi in una digressione negli ambienti ipogei, il Labirinto di Porsenna ed il Museo della Cattedrale permettono suggestive escursioni sotterranee, che culminano in una cisterna etrusco-romana e subito dopo sulla torre campanaria. Il Museo Civico “La Città Sotterranea” espone tra i suoi cunicoli una suggestiva collezione di urne cinerarie etrusche e tegole con iscrizioni, oltre ad un laghetto sotterraneo di origine etrusca a circa 30m di profondità. Fuori dalle mura la scoperta della civiltà etrusca prosegue con la visita alle tombe riccamente dipinte. Poco lontano lo specchio d’acqua del Lago di Chiusi, area naturale protetta, sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale, si presenta come luogo ideale per godere della natura con una passeggiata in mountain bike, a piedi, a cavallo o in barca. Da Chiusi Stazione parte il Sentiero della Bonifica, che in 65 km praticamente pianeggianti, arriva fino ad Arezzo.

Nel territorio di questo comune si trova una singolare concentrazione di “bellezza”. Unica è la posizione in collina della cittadina di Montepulciano, punto di contatto tra la Valdichiana e la Val d’Orcia. Straordinario è il suo patrimonio architettonico, con remote origini etrusche e romane, sviluppo medievale e fioritura rinascimentale, e di beni culturali: nel Museo Civico Pinacoteca Crociani, insieme a reperti archeologici, sono custoditi oltre duecento autentici capolavori compreso un ritratto, recentemente attribuito a Caravaggio. Eccezionale il paesaggio, custodito con cura da generazioni, e la qualità ambientale; a questo contesto appartengono le ricchezze naturali della Riserva del Lago di Montepulciano e le acque sorgive delle Terme di Montepulciano, in località Sant’Albino, la cui efficacia terapeutica, scientificamente provata, ha consentito di realizzare un centro di diagnosi, prevenzione e cura, nonché un moderno centro benessere termale. Originale e inconfondibile è il Vino Nobile di Montepulciano, primo vino italiano ad aver ottenuto la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, un rosso pregiato e di grande personalità che esalta una tradizione eno-gastronomica tanto radicata quanto rispettosa della stagionalità dei singoli elementi. Evoluta, infine, è l’offerta turistica che considera il visitatore un ospite, secondo la migliore tradizione toscana, consentendogli di godere di tanta bellezza senza affanno né pressioni.

Tra le colline che disegnano il paesaggio unico al mondo della Val d’Orcia, riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità sotto la tutela dell’Unesco, sorge Pienza, la “Città Ideale del Rinascimento”. Citata da Boccaccio in una delle sue novelle con il nome originario di Corsignano, Pienza deve la sua ristrutturazione al più famoso dei suoi abitanti: Enea Silvio Piccolomini, destinato a diventare Papa Pio II nel 1458. L’opera di realizzare una città che fosse “a misura d’uomo”, fu assegnata dal Papa a Bernardo detto il Rossellino, uno degli architetti più famosi dell’epoca. Un gioco di prospettive lascia illudere coloro che imboccano il corso principale, di percorrere una strada lunghissima; in realtà questa piccola città-gioiello misura poco meno di 400 metri da un capo all’altro. Sulla piazza principale si affacciano i monumenti principali tra cui la Cattedrale dell’Assunta, Palazzo Piccolomini, il Palazzo Comunale e il Pozzo. Perdersi tra le vie minori di Pienza, come Via della Fortuna, Via dell’Amore, Via del Bacio e Via del Castello, significa perdersi nella bellezza di questo borgo, dove le opere dell’ingegno umano convivono in armonia con quelle della natura. Impossibile andarsene da Pienza senza aver assaggiato il suo prodotto più tipico, il formaggio pecorino, dal sapore inconfondibile.

Al piccolo borgo si arriva percorrendo strade serpeggianti che, come quella che proviene da Sarteano, consentono di abbracciare con uno spettacolare colpo d’occhio  tutta la Valdichiana. San Casciano apparirà all’improvviso, con la sua fisionomia fiabesca regalata dalla torre del Castello e dall’insieme del suo centro storico, che sembra preso pari pari da un affresco di Giotto.  La natura è padrona del contesto, che è fatto di boschi fittissimi, con un dedalo infinito di percorsi da esplorare in mountain bike, a piedi o a cavallo; gli animali selvatici vivono indisturbati e non sono rari gli incontri con falchi, poiane, cinghiali, daini e caprioli. Ma San Casciano dei Bagni deve la sua notorietà, e forse la sua stessa nascita che si può far risalire a epoche antichissime, alla ricca presenza di acque termali: sono ben 42 le sorgenti, che affiorano alla temperatura media di 40° C. E il flusso d’acqua complessivo, calcolato in circa 5 milioni e mezzo di litri al giorno, pone San Casciano al terzo posto in Europa per portata di acqua termale. Acque che vanno ad alimentare anche le celebri terme, che a detta di una prestigiosa rivista americana sono “le più belle del mondo”.

La tradizione a Sarteano vive ogni giorno. Vive nella quotidianità dei suoi abitanti; vive in un artigianato che perpetua il sapere antico; vive nelle vestigia, tutte stupendamente conservate; vive nel profilo severo, ma al tempo stesso accogliente, del suo centro storico, che avvolge il colle fino a culminare nel massiccio castello, visibile da chilometri e chilometri di distanza. E vive nella famosa Giostra del Saracino, che prosegue ininterrotta da secoli, andando a collocarsi per la sua longevità davanti ad altre tenzoni cavalleresche, forse più famose ma di certo molto meno partecipate dalla popolazione. Sarteano ha radici antichissime; gli etruschi erano di casa e la necropoli delle Pianacce continua a regalare emozioni e scoperte eccezionali. Come la Tomba della Quadriga Infernale, che ha avuto il meritato onore della prima pagina su riviste di tutto il mondo. La Tomba, con la scena sinistra del demone Charun, dalle zanne ferine e le rosse chiome selvagge, è visitabile su appuntamento; ma una sua perfetta ricostruzione, realizzata con tecniche d’avanguardia, è visibile all’interno del Museo Civico, insieme ad altri ritrovamenti non meno preziosi. Tutto attorno, la natura più bella delle valli toscane.

Sinalunga è un balcone sulla Valdichiana, che sembra stendersi ai suoi piedi. Il paese, con un centro storico cresciuto su un piccolo altopiano, ha un dedalo di stradine ed edifici di interesse artistico e culturale; come il bel Teatro Ciro Pinsuti, che ogni anno presenta il suo ricco cartellone di eventi con importanti compagnie nazionali, la chiesa di Santa Maria delle Nevi e quella di Santa Croce, oltre alla seicentesca Collegiata di San Martino. Di notevole interesse architettonico il Palazzo Pretorio, con la sua torre campanaria, che ricorda quella del Mangia di Siena, e le sue suggestive prigioni. In basso, dove una volta era la Cassia Vetus, la vita ferve con maggiore velocità e ritmi diversi; ma anche in quella che è la zona “moderna” di Sinalunga – la frazione della Pieve – si può trovare qualche sorpresa: come la Pieve di San Pietro ad Mensulas, una delle chiese più antiche del territorio, edificata sicuramente su un una struttura molto antecedente al suo impianto romanico-basilicale. Una piccola curiosità: a poca distanza da qui, in una fattoria antichissima, nacque Ghino di Tacco, non impropriamente definito il Robin Hood di Toscana, che poi trasferì la sua vita e le sue gesta nel castello di Radicofani. Sempre in valle è possibile anche visitare degli allevamenti di bovini di razza chianina, che sono poi i bovini più grandi del mondo, e per questo chiamati “giganti bianchi”. Accanto alla stazione ferroviaria di Sinalunga è presente un’ area attrezzata per la sosta dei camper.

Torrita perché fortificata. Un nome bellicoso, che parla di tempi lontani, di assedi, di attacchi e contrattacchi, di difesa estrema. E Torrita si presenta chiusa dentro alle sue mura, ben protetta e in qualche modo gelosa della vita che continua a scorrere, dettata da ritmi che altrove sembrano dimenticati, nel dedalo interno delle sue strade. Si può accedere al borgo attraverso quattro varchi: Porta Gavina, Porta a Sole, Porta a Pago e Porta Nova. Una volta all’interno ci si può perdere piacevolmente senza mèta, certi di ritrovarsi nel salotto buono del paese: piazza Matteotti, sulla quale si aprono il duecentesco Palazzo Comunale e la Chiesa delle Sante Flora e Lucilla, che al suo interno conserva “Il sangue del Redentore”, un bassorilievo marmoreo attribuito a Donatello. Molte le botteghe d’arte, dove si potranno acquistare souvenir non banali e frutto del patrimonio di sapienza e manualità locale; a dimostrazione di quanto sottile e indefinibile può essere la linea di confine tra arte e artigianato. Altri souvenir sono i salumi e i formaggi locali, che qui raggiungono vette di assoluta eccellenza. A pochi chilometri, il piccolo centro medievale di Montefollonico perpetua invece  la tradizione antica e preziosa del Vin Santo, prodotto di nicchia per intenditori.

Piccola, raccolta, apparentemente indifesa, Trequanda non si incontra per caso ma si scopre andandola a cercare in uno degli angoli più belli della provincia di Siena. E’ situata in un luogo nascosto e forse è proprio questa la sua fortuna, che ha fatto sì che si conservasse praticamente intatta. Di Trequanda rimane impressa in primo luogo la piazza, nella quale è impossibile non ritrovare realizzata concretamente l’atmosfera del più tipico borgo toscano, così come se lo immaginano tutti. Una chiesa, dalla insolita facciata a “conci” bianchi e neri, con all’interno un polittico quattrocentesco bello da togliere il fiato, e tante piccole botteghe fanno da perimetro alla vita semplice dei suoi abitanti, che qui vivono in perfetta tranquillità. A poca distanza, le due frazioni di Petroio e di Castelmuzio, graziose e ordinate, perpetuano rispettivamente la tradizione della terracotta artistica e dell’olio extravergine d’oliva, non meno artistico e prezioso. Anche il pane qui è a livelli di eccellenza, tanto da essere annoverato tra le migliori produzioni locali, al pari del vino e dei formaggi. Tutto attorno, c’è il “dolce assedio” del paesaggio toscano più autentico, che sembra uscito così com’è da un affresco del Lorenzetti.